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L’aeroporto “Giuseppe Verdi” di Parma

L’aeroporto di Parma (IATA: PMF, ICAO: LIMP), intitolato a Giuseppe Verdi, è situato 2,1 km a nord-ovest dal centro storico della città, nel territorio del quartiere Golese. Lo scalo è dotato di una pista in asfalto di 2.124 x 45 metri, di un terminal passeggeri con 4 gate d’imbarco e di alcuni hangar per l’aviazione generale.

L’aeroporto è gestito in concessione dalla società Sogeap S.p.A., appositamente creata nel 1983.

L’aerostazione è stata aperta al traffico il 5/5/1991.

La società è a capitale privato, con numerosi soci, tra cui l’Unione Parmense Industriali, e la partecipazione di enti pubblici locali. Nel 2001 le quote erano così suddivise: enti pubblici locali (Comune di Parma, Provincia di Parma, Camera di Commercio di Parma) 40,74%, Unione Parmense Industriali 25,51%, banche 15,20% (Cassa di Risparmio di Parma 10,15%), Barilla 7,05%, Parmalat 5,07%, il resto all’azionariato minore.

Le costanti perdite di gestione registrate nel corso degli anni portano la società a scegliere come partner Meinl Airports International Ltd, che nel 2008 ne assume il controllo col 67,95%. Nel 2011 subentra Meinl Bank AG, che detiene il controllo di Sogeap fino al 15/10/2019, quando la banca d’affari austriaca viene travolta da uno scandalo internazionale per frode e riciclaggio e la quota di maggioranza passa all’Unione Parmense Industriali col 60,2%.

Negli ultimi 33 bilanci, dal 1993 al 2025, l’aeroporto di Parma ha registrato complessivamente 93 milioni di euro di perdite a fronte di 66,8 milioni di ricavi e 156,9 milioni di costi. Una società che per oltre trent’anni ha riportato costi di gestione superiori di più del doppio dei ricavi. Lo scalo ha potuto sopravvivere soltanto perché sostenuto da un flusso costante di denaro pubblico (oltre 75 milioni di euro) ricevuto dagli enti locali e dallo Stato.

In tutta la sua vita operativa, lo scalo di Parma non ha mai raggiunto i 300 mila passeggeri all’anno. Negli ultimi 8 anni, il traffico è rimasto al di sotto dei 150 mila passeggeri annui. Questi numeri da scalo locale minore sono completamente sproporzionati rispetto ai costi operativi e agli investimenti sostenuti.

A titolo esemplificativo: i quattro aeroporti più vicini (Bergamo, Bologna, Milano Linate, Verona) nel 2024 hanno movimentato complessivamente 42,5 milioni di passeggeri. Nello stesso periodo, il “Giuseppe Verdi” ne ha gestiti 133 mila.

La posizione geografica e il contesto in cui è inserita Parma non permettono di sostenere la concorrenza dei vicini aeroporti di Bologna, Milano Linate, Bergamo e Verona, agevolmente raggiungibili in treno o in auto e incomparabilmente più attrattivi come offerta di destinazioni e voli.

Se si parla di bacino di utenza (catchment area): Piacenza e Cremona gravitano sugli scali di Milano e Bergamo, Reggio Emilia e Modena su Bologna, Mantova su Verona e Bergamo, La Spezia e Massa Carrara su Pisa. È una questione di logica e di mercato: il “Giuseppe Verdi” non è in grado di raggiungere volumi rilevanti dovendo fare i conti con ben nove scali aeroportuali di rilevanza nazionale (oltre 95 milioni di passeggeri all’anno) nel raggio di 170 km e con la stazione TAV Mediopadana (1,8 milioni di passeggeri all’anno) a soli 28 km di distanza.

Il piano di trasformazione dell’aeroporto in scalo cargo

Progetto originario 2018 – Lunghezza pista 2.880 metri
Aggiornamento 2023 – Lunghezza pista 2.640 metri

Il piano di trasformazione dello scalo di Parma in aeroporto cargo (realizzato a cura di KPMG e mai reso pubblico) viene approvato dall’assemblea dei soci del 7/4/2016. Il progetto prevede l’allungamento della pista di volo dagli attuali 2.124 metri a 2.880 metri (+756 metri), l’abilitazione ad aerei con apertura alare fino a 65 metri (oggi fino a 36 metri) e peso al decollo fino a 350 tonnellate (oggi fino a 80 tonnellate), e l’edificazione di nuove infrastrutture aeroportuali e logistiche per le merci cargo. Con la trasformazione del Verdi a cargo, Sogeap prevede 18.339 movimenti annuali, pari a 1 decollo-atterraggio ogni circa 30 minuti, 24 ore al giorno (di giorno e di notte), 365 giorni all’anno.

AREA TERMINAL: STATO DI FATTO
AREA TERMINAL: PROGETTO CARGO

Nel 2023 il progetto viene modificato. La lunghezza della pista viene ridotta da 2.880 metri a 2.640 metri (-240 metri) per “la necessità di ridurre le interferenze con il territorio dovute all’allungamento della pista di volo prevista nel Piano originario”. Il progetto originario collocava infatti l’autostrada A1 e linea TAV Milano-Bologna in zona di massimo rischio aeroportuale e imponeva una modifica al tracciato di Viale delle Esposizioni, l’arteria stradale a doppia carreggiata che porta alle Fiere di Parma.

Un progetto pieno di criticità e punti oscuri, con un piano strategico di investimento fantasma, senza analisi costi-benefici, con opache procedure decisionali tra Stato (MIT, ENAC, CIPE) e Regione Emilia Romagna, da cui piovono soldi pubblici (12 milioni di fondi del FSC) per finanziare l’ampliamento di un aeroporto cronicamente agonizzante da più di 30 anni ed escluso dal MIT e da ENAC dal piano nazionale degli aeroporti cargo. Soldi pubblici, vantaggi privati: nessuno valuta i costi-benefici e i risultati.


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