Il salvataggio di Sogeap riapre la questione del progetto cargo
A quanto pare, la società di gestione Sogeap, controllata dagli industriali locali, sta cercando di mantenere in vita la Convenzione legata al Piano di Sviluppo Aeroportuale, stipulata con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (R.U. 7232 del 2019), che prevede di ampliare lo scalo di Parma al traffico aereo cargo.
Se Sogeap riuscirà a ottenere la proroga della Convenzione, che scade il 31/12/2025, riaprirà la possibilità di incassare i 9,9 milioni di euro (dei 12 stanziati) di fondi pubblici ancora disponibili per questo progetto, la cui parte preponderante è per il cargo. Un finanziamento che sarebbe andato perso nel caso in cui la società fosse fallita.
Il progetto cargo: 12 milioni di soldi pubblici per far atterrare a Parma TIR volanti da 350 tonnellate

Il fulcro è la Fase 2 del Piano di Sviluppo Aeroportuale (la Fase 1, che riguardava il consolidamento della pista di volo e il livellamento dello strip, si è conclusa nel 2019), che prevede l’allungamento della pista e la costruzione di piazzali e hangar per il cargo, ovvero:
- Allungamento della pista di volo dagli attuali 2.124 metri a 2.880 metri (poi ridotto a 2.640 metri con l’aggiornamento del 2023).
- Abilitazione dello scalo ad accogliere aerei mastodontici con apertura alare fino a 65 metri (oggi 36 metri) e peso al decollo fino a 350 tonnellate (oggi 80 tonnellate).
- Realizzazione di piazzali e hangar specifici per il cargo.

Infatti l’aggiornamento del 2023, approvato dal Comune senza alcun ripensamento etico sul far atterrare a Parma mastodontici TIR volanti da 350 tonnellate, ha solo interessato la lunghezza della pista. La realizzazione dei piazzali e degli hangar per il cargo, sempre prevista dalla Fase 2, non è stata minimamente messa in discussione, pertanto resta un punto fermo.
La cassa integrazione per il “Giuseppe Verdi” e i 6 milioni di sussidi della Regione a carico dei cittadini
La prima mossa di Sogeap dopo il salvataggio è stata di chiedere la cassa integrazione. Così, la collettività sarà chiamata a coprire la CIG di Sogeap e della sussidiaria Air MQQ, sono circa 2,4 milioni di euro all’anno di costo del personale, indennità che è interamente a carico dello Stato.
A questo si aggiungono i 6 milioni di euro stanziati dalla Regione Emilia-Romagna per il sostegno agli aeroporti minori, tra cui figura anche Parma, confermando la dipendenza cronica dello scalo ducale da aiuti pubblici.
Ancora una volta sarà la collettività a pagare il conto delle scelte degli industriali locali
In conclusione, l’aeroporto di Parma, che negli ultimi 31 bilanci ha bruciato 82,1 milioni di perdite a fronte di soli 61,6 milioni di ricavi e 141,3 milioni di costi operativi (cioè costi più che doppi dei ricavi per tre decenni consecutivi) e ha già ricevuto più di 75 milioni di aiuti pubblici, continua a generare costi che, attraverso canali diretti (come la cassa integrazione) e indiretti (come il finanziamento per il cargo e i sussidi regionali per detassare i voli), ricadono invariabilmente sulla spesa pubblica. Ancora una volta, saranno i cittadini a pagare il conto delle scelte non certo virtuose degli industriali locali.
Il silenzio dell’Amministrazione comunale
Davanti all’eventualità che possa concretizzarsi un progetto così impattante per le finanze pubbliche, l’ambiente e la salute dei cittadini, il silenzio dell’Amministrazione comunale è assordante. Un’inerzia che suona come tacita adesione agli interessi degli azionisti dell’aeroporto.

