Un’altra fumata nera ai vertici di Sogeap: è il sesto amministratore delegato in due anni. Nel frattempo spuntano i bilanci 2024 e 2025 depositati in sordina: 10,8 milioni di perdite nel biennio e un buco storico di 93 milioni in 33 anni
Nuovo terremoto ai vertici di Sogeap, la società di gestione dell’aeroporto “Giuseppe Verdi” di Parma. Michele Bufo, nominato alla carica di amministratore delegato il 26 gennaio 2026, ha rassegnato le dimissioni.
L’addio di Bufo rappresenta il sesto cambio di amministratore delegato nell’arco di soli due anni. L’ennesimo avvicendamento ai vertici della società, giunto a breve distanza dalle dimissioni lampo del presidente Banchini, che aveva lasciato l’incarico a soli tre mesi dalla nomina, proprio nel pieno della delicata fase della rendicontazione annuale. Complessivamente, da giugno 2024, Sogeap ha visto sfilare ben 6 amministratori delegati e più di 15 membri del consiglio di amministrazione.
I bilanci “secretati” 2024 e 2025: 10,8 milioni di perdite in due anni
Le turbolenze dirigenziali trovano una spiegazione nei numeri ufficiali emersi di recente. Dopo oltre due anni e mezzo di silenzio contabile, Sogeap ha depositato in sordina al Registro delle Imprese i bilanci relativi alle annualità 2024 (dopo ben 18 mesi dalla chiusura dell’esercizio) e 2025, senza emettere note stampa o comunicazioni ufficiali.
I dati contabili dell’ultimo biennio rivelano uno squilibrio economico finanziario critico:
| Anno | Ricavi Totali | Costi Operativi | Risultato Netto |
| 2024 | € 2.799.957 | € 8.364.725 | € 5.929.988 perdita |
| 2025 | € 2.395.863 | € 7.212.592 | € 4.954.859 perdita |
In soli due anni, Sogeap ha accumulato oltre 10,8 milioni di euro di perdite nette, con i costi di gestione (15,5 milioni) che ammontano al triplo dei ricavi realizzati (5,1 milioni).
Lo storico del “Giuseppe Verdi”: 93 milioni di perdite e oltre 75 milioni di aiuti pubblici
I numeri dell’ultimo biennio confermano un trend negativo più che trentennale. L’analisi storica dei dati ufficiali evidenzia risultati cronicamente deficitari:
- Costi fuori controllo: Negli ultimi 33 bilanci (1993-2025), le spese (156,9 milioni di euro) sono state più del doppio dei ricavi (66,8 milioni), accumulando perdite complessive per 93 milioni. Per ogni euro incassato dalla vendita di biglietti e servizi, l’aeroporto ne spende più di due per rimanere in vita.
- Volumi di traffico marginali: In tutta la sua vita operativa, lo scalo non ha mai raggiunto i 300.000 passeggeri annui, rimanendo costantemente sotto i 150.000 negli ultimi otto anni. Nei primi sei mesi del 2026, Parma ha movimentato appena 56.746 passeggeri.
- Spreco di denaro pubblico: Oltre 75 milioni di euro di soldi dei contribuenti sono stati versati nel corso degli anni sotto forma di sussidi e contributi in conto capitale, senza generare alcun ritorno economico o beneficio in termini di sostenibilità finanziaria.
- Il drenaggio di risorse pubbliche non si arresta: Sul tavolo ci sono i 12 milioni di euro stanziati dalla Regione Emilia-Romagna per il contestato progetto cargo (di cui 2,1 milioni già versati) e altri 2 milioni di euro all’anno — sempre a carico della Regione — erogati per coprire l’addizionale comunale sugli imbarchi che spetterebbe invece ai vettori. A ciò si aggiunge la cassa integrazione per i dipendenti dello scalo, interamente finanziata dallo Stato, a fronte di un costo del personale che ammonta — tra Sogeap e la sussidiaria Air MQQ — a 2,4 milioni di euro annui.
Incertezze e interrogativi sul futuro
L’uscita di scena dell’ennesimo esponente ai vertici della società di gestione — un elevato turnover della dirigenza è un chiaro segnale di instabilità finanziaria e organizzativa — rende sempre più urgente un dibattito serio e trasparente sulla reale sostenibilità dell’aeroporto e sull’opportunità di continuare a mantenerlo in vita artificialmente con il denaro dei contribuenti.
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