Mentre il manager Michele Bufo saluta e va in Calabria, il quotidiano degli industriali tace sui bilanci 2024 e 2025 appena depositati e ci racconta la favola di un’azienda in piena salute
C’è un’arte sottile nel raccontare le crisi aziendali trasformandole, a uso e consumo dei lettori, in ordinarie transizioni di successo. Un’arte in cui la Gazzetta di Parma — quotidiano storico della città, edito da quell’Unione Parmense degli Industriali che dello scalo “Giuseppe Verdi” è azionista e strenuo sostenitore da sempre — sembra aver raggiunto vertici di assoluto virtuosismo.
L’ultimo episodio della saga riguarda l’addio dell’amministratore delegato Michele Bufo. Titolo su due colonne il 13 agosto scorso: “Verdi, l’ad lascia: Lo scalo ha basi solide, attivate nuove rotte”. E anche l’occhiello è un vero capolavoro di lievità narrativa: “Michele Bufo va in Calabria”.
A leggere la cronaca del giornale degli industriali, parrebbe di trovarsi di fronte a un fisiologico avvicendamento al culmine di una stagione d’oro: intervista accomodante, dichiarazioni rassicuranti del manager uscente in un clima di ottimismo diffuso.
Peccato che la realtà racconti una storia diametralmente opposta.
Dietro il paravento: 10,8 milioni di perdite nell’ultimo biennio e un buco storico di 93 milioni in 33 anni
Quello di Bufo, durato in carica poco più di un semestre, è infatti il sesto cambio di amministratore delegato dal 2024 a oggi. Un record di instabilità dei vertici aziendali che ha visto sfilare anche più di 15 membri del consiglio di amministrazione e ben 4 presidenti, tra cui le dimissioni lampo di Banchini a soli tre mesi dalla nomina, anch’esse liquidate a suo tempo dal quotidiano di via Mantova con un’intervista “postuma” dai toni quasi apologetici. Si legga L’aeroporto di Parma e il giornalismo “post-mortem”.
In questo palcoscenico dell’assurdo, ciò che colpisce di più non è solo l’acrobazia giornalistica nel dipingere come “solida” una società travolta da oltre 10,8 milioni di euro di perdite nell’ultimo biennio — sono complessivamente 93 milioni di rosso negli ultimi 33 anni — e da un frenetico turnover dei vertici che è un chiaro sintomo di instabilità, ma il silenzio assordante sui risultati economici. Mentre si celebrano presunti rilanci, la Gazzetta si guarda bene dal riferire al pubblico parmigiano i numeri dei bilanci 2024 e 2025 di Sogeap, recentemente depositati con il favore delle tenebre agli archivi camerali.
| Anno | Ricavi Totali | Costi Operativi | Risultato Netto |
| 2024 | € 2.799.957 | € 8.364.725 | € 5.929.988 perdita |
| 2025 | € 2.395.863 | € 7.212.592 | € 4.954.859 perdita |
In soli due anni, Sogeap ha accumulato oltre 10,8 milioni di euro di perdite nette, con i costi di gestione (15,5 milioni) che ammontano al triplo dei ricavi realizzati (5,1 milioni).
Risultati pesantemente in rosso che si inseriscono nel solco di quelli precedenti, confermando una crisi strutturale e finanziaria che perdura senza soluzione da oltre trent’anni.
- Costi fuori controllo: Negli ultimi 33 bilanci (1993-2025), le spese (156,9 milioni di euro) sono state più del doppio dei ricavi (66,8 milioni), accumulando perdite complessive per 93 milioni. Per ogni euro incassato dalla vendita di biglietti e servizi, l’aeroporto ne spende più di due per rimanere in vita.
- Volumi di traffico marginali: In tutta la sua vita operativa, lo scalo non ha mai raggiunto i 300.000 passeggeri annui, rimanendo costantemente sotto i 150.000 negli ultimi otto anni. Nei primi sei mesi del 2026, Parma ha movimentato appena 56.746 passeggeri.
Dalle favole della Gazzetta al conto da pagare per i contribuenti: 75 milioni di aiuti pubblici già versati nello scalo
Quando la propaganda editoriale cerca a tutti i costi di coprire la precarietà della gestione, la narrazione si trasforma in commedia. Ma per la città di Parma, chiamata a fare i conti con il futuro del proprio aeroporto, questa finzione comincia ad essere davvero poco divertente, soprattutto perché l’aeroporto è già costato più di 75 milioni di euro di denaro preso dalle tasche dei contribuenti e l’emorragia continua.
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