Una lezione di economia aziendale e di ingegneria gestionale servita su un piatto d’argento! A quanto pare, i sostenitori a oltranza dell’aeroporto di Parma credono di essere stati tenuti in ostaggio per decenni da pochi metri in più di lunghezza della pista di volo. Per loro, il successo di un aeroporto non dipende dal bacino di utenza, dalla domanda del mercato, dall’offerta di voli e servizi o dalla disposizione sul territorio degli scali maggiori, ma solo da una pista abbastanza lunga da far atterrare un jumbo jet.
Nel frattempo, a Firenze si fanno beffe di questa storiella per ingenui, e portano a casa un grande numero di passeggeri con una pista che a Parma considererebbero un piazzale per monopattini.
A Firenze, con una pista di volo 564 metri più corta di quella di Parma, sono passati da 1,9 milioni a 3,5 milioni di passeggeri tra il 2008 e il 2024, con una crescita del 82,4%.
A Parma, invece, nello stesso periodo sono scesi da 288 mila a 133 mila passeggeri, con un calo del -53,6%. Forse la matematica non è un’opinione, ma a quanto pare nella città ducale la logica e il buonsenso sono un optional.
Un aeroporto deve prima di tutto attrarre compagnie aeree e passeggeri, una ragione d’essere che Parma non ha
È inutile sognare piste chilometriche: un aeroporto deve prima di tutto attrarre compagnie aeree e passeggeri, una ragione d’essere che Parma non ha. Dopo 34 anni ininterrotti di risultati economici in profondo rosso e un numero di passeggeri trascurabile, lo scalo ha dimostrato di essere, oltre ogni dubbio, un progetto fallimentare.

