Sogeap, i conti non tornano (e non si vedono): dov’è il bilancio 2024?

Mentre gli altri scali rendicontano il 2025, il “Giuseppe Verdi” non ha ancora pubblicato il bilancio del 2024 e chiude per l’ottavo anno consecutivo al di sotto dei 150 mila passeggeri

Mentre i vicini aeroporti archiviano il 2025 snocciolando record di passeggeri e risultati economici lusinghieri, l’aeroporto “Giuseppe Verdi” di Parma sembra intrappolato in una distorsione temporale. Nelle ultime settimane, le maggiori società aeroportuali del Nord Italia hanno presentato i risultati del 2025:

  • SEA (Milano Malpensa e Linate): 42,5 milioni di passeggeri (+8%), 745,9 milioni di euro di ricavi e 190,6 milioni di utile.
  • Sacbo (Bergamo): 16,9 milioni di passeggeri, 165 milioni di ricavi e 8,6 milioni di utile, con 53 milioni investiti nel potenziamento dell’infrastruttura.
  • Aeroporto Guglielmo Marconi di Bologna: 11,1 milioni di passeggeri (+3,4%), 181,4 milioni di ricavi e 24,8 milioni di utile, con 56,3 milioni investiti nel rinnovamento dello scalo.

Per queste realtà, la trasparenza è un dovere e un biglietto da visita fondamentale verso il mercato, gli investitori e il territorio. A Parma, invece, regna il silenzio.

Un’emorragia finanziaria senza fine

Sogeap, la società che gestisce lo scalo cittadino, deve ancora presentare il bilancio del 2024, anno chiuso con 133 mila passeggeri. Nel 2023, con volumi simili, il “Verdi” ha registrato una perdita di 5,1 milioni di euro. I costi operativi (7,7 milioni) sono risultati quasi il triplo dei ricavi (2,7 milioni), ponendo seri interrogativi sulla continuità aziendale e sulla sostenibilità della gestione.

Trasparenza “alla parmigiana”

Mentre gli altri scali pubblicano i conti del 2025, Sogeap non ha ancora reso noto l’esito dell’esercizio 2024, conclusosi ormai da oltre 15 mesi. Questa mancanza appare ingiustificabile per una città e un territorio che, da oltre tre decenni, assistono a un inarrestabile spreco di denaro dei contribuenti per un aeroporto perennemente in rosso.

Il conto per la collettività è pesantissimo: oltre 75 milioni di aiuti pubblici a fondo perduto già polverizzati, 12 milioni destinati al progetto cargo, 2 milioni all’anno per coprire la tassa comunale sugli imbarchi che spetterebbe ai vettori e la cassa integrazione per i dipendenti dello scalo (sono 2,4 milioni annui di costo del personale) a carico dello Stato. A tutto ciò si aggiunge una gestione che ha totalizzato 82 milioni di perdite tra il 1993 e il 2023.

Il deposito del bilancio non è un mero formalismo, ma un preciso obbligo di legge a tutela di creditori, mercato e collettività. Negare l’accesso ai dati significa negare il diritto di conoscere il reale stato di salute di un’infrastruttura che sopravvive solo perché continuamente finanziata con denaro pubblico.

Un silenzio contabile che suona come un allarme

Le norme del diritto societario sono chiare: il bilancio va depositato entro 120 giorni (massimo 180 in casi eccezionali) dalla chiusura dell’esercizio. Trovarsi ad aprile 2026 senza avere pubblicato i dati del 2024 rappresenta una grave irregolarità.

È lecito chiedersi se sia tollerabile che il gestore di un bene dello Stato, beneficiario di ingenti aiuti pubblici, operi in tale opacità. Nascondere i numeri non cancella le perdite, ma alimenta il dubbio che la crisi sia ancora più profonda di quanto lo storico suggerisca e mette seriamente in discussione la governance aziendale.