Aeroporto di Parma: l’inganno del Comune sul cargo

L’Amministrazione comunale nega che il piano di sviluppo che ha approvato è per il cargo, i documenti provano il contrario

Che spettacolo la politica parmigiana! L’epica del salvataggio dal fallimento dell’aeroporto “Giuseppe Verdi” ha elevato esponenti dell’Amministrazione comunale al rango di eroi, pronti a tutto pur di difendere la sacra “vocazione naturale, nazionale ed europea” dello scalo locale.

A dirigere il coro autocelebrativo sono l’assessore Francesco De Vanna e la consigliera Gabriella Corsaro. Entrambi hanno sbandierato con orgoglio la svolta: l’Amministrazione comunale ha “scartato radicalmente la possibilità di uno sviluppo cargo” virando decisamente verso il “turismo sostenibile”. La ciliegina sulla torta, secondo la Corsaro, è che il “no all’allungamento della pista è esattamente ciò che ha consentito la svolta”, impedendo l’arrivo dei tanto temuti aerei cargo. I nostri eroi, insomma, avrebbero combattuto il Male (il Cargo) con “scelte oculate e lungimiranti”.

La memoria corta sull’obiettivo chiave del Piano di Sviluppo Aeroportuale: fare atterrare a Parma TIR volanti da 350 tonnellate

Un racconto seducente, se non fosse che, a guardare i documenti del Piano di Sviluppo Aeroportuale del “Giuseppe Verdi” (sia la versione del 2018, che l’aggiornamento del 2023), questi eroi hanno la memoria corta. Cortissima.

La cruda realtà, infatti, è che l’Amministrazione comunale ha approvato il Piano in questione. E quale è l’obiettivo principale? Non certo portare a Parma gli studenti del sud Italia o i turisti europei, ma predisporre lo scalo all’accoglienza di mastodontici TIR volanti da 350 tonnellate, poiché la chiave di volta del progetto è il cargo.

La spudorata menzogna

La vera, spudorata, menzogna sta nel fatto che l’aggiornamento del Piano di Sviluppo Aeroportuale del 2023, approvato dal Comune senza alcun ripensamento etico, ha lasciato intatto il cuore del progetto. Esso consiste nella realizzazione di piazzali e hangar specifici per il cargo, oltre all’allungamento della pista di volo, come previsto dalla Fase 2. Interventi che restano il punto sostanziale, ma completamente ignorati, se non addirittura negati, nelle dichiarazioni di De Vanna e Corsaro.

Ecco le planimetrie di come sarà l’aeroporto di Parma (dai documenti del Piano di Sviluppo Aeroportuale, versione aggiornata del 2023), che provano come il cargo sia l’obiettivo chiave dell’intervento, mentre il terminal passeggeri e il relativo piazzale rimangono in sostanza invariati rispetto allo stato attuale:

Insomma, l’Amministrazione comunale si vanta di avere “bloccato” il cargo, quando invece lo ha apparecchiato a uso e consumo degli industriali locali: allungamento pista e realizzazione taxiway, piazzali e hangar per il cargo, con tanto di 12 milioni di fondi pubblici in dotazione, soldi presi dalle tasche dei contribuenti.

Il silenzio tombale della politica sul cargo

L’Amministrazione comunale nega spudoratamente l’evidenza che emerge dai documenti progettuali, mentre il suo silenzio sulla persistenza del cargo è assordante. La verità, a Parma, vola basso, ma al cargo si lasciano invece tutti gli spazi e i fondi pubblici necessari per decollare quando i soci dell’aeroporto vorranno.

Stupefacente che nessun esponente politico, di maggioranza o di opposizione, abbia mai ritenuto opportuno portare in Consiglio comunale la questione del reale obiettivo cargo.