Chi ricorda l’articolo uscito sulla Gazzetta di Parma, in piena campagna elettorale delle ultime comunali, a seguito della famosa alzata di mano collettiva degli aspiranti sindaci contro l’ampliamento dell’aeroporto?
Quell’articolo, a firma del direttore Claudio Rinaldi, non è un pezzo di giornalismo, ma un vero e proprio atto di forza. Non si limita a esprimere un’opinione, ma lancia con prepotenza avvertimenti contro i candidati sindaci e contro la città. Di fronte a un’intera classe politica che si oppone a un progetto fallimentare da decenni, che è già costato più di 75 milioni di aiuti pubblici dagli enti locali e dallo Stato, il direttore non argomenta: minaccia.
La logica è chiara: l’aeroporto, di proprietà dei suoi editori, deve essere ampliato a ogni costo. Chi si oppone rischia di pagare conseguenze salate, non solo in termini di “penali”, ma anche di “danno d’immagine”. Una retorica che tenta di mettere la città con le spalle al muro, nascondendosi dietro al finto fantasma del “risarcimento danni” e dell’”autogol per la città”.
Siamo di fronte a un’operazione di potere, non di informazione. Un giornale locale che non serve i cittadini, ma gli interessi economici della sua proprietà. Un’arroganza che non ammette dissenso e che riduce la politica e i candidati a semplici esecutori di scelte altrui. Se questo è il livello del dibattito, il vero rischio non è l’ampliamento dell’aeroporto, ma il soffocamento della libertà di informazione a Parma.
L’aeroporto e le bugie dei candidati
Gazzetta di Parma, 26/5/2022
Nel giorno in cui pubblichiamo la prima parte dell’attesissimo sondaggio sul voto del 12 e 26 giugno, una domanda sorge spontanea: i candidati ci sono o ci fanno? Ci riferiamo al tema della ristrutturazione e del potenziamento dell’aeroporto, che pare sia diventato il più “caldo” della campagna elettorale, e in particolare alle mani alzate di tutti i candidati che hanno partecipato nei giorni scorsi a un dibattito al liceo Romagnosi, quando Giampaolo Lavagetto ha lanciato la sfida: «Alzi la mano chi è contrario all’aeroporto cargo». Tutti – nessuno escluso: chi più, chi meno convinto – hanno alzato la mano.
C’è, francamente, da restare a bocca aperta. Lasciamo da parte gli integralisti, che è pressoché impossibile convincere: come i no Vax che abbiamo tristemente conosciuto molto bene, o come gli animalisti che arrivano a minacciare di morte stimatissimi scienziati impegnati in ricerche per il bene dell’umanità.
Possibile che non ci sia un candidato che sappia ragionare con la propria testa e abbia il coraggio di smentire le clamorose bufale messe in circolazione dai comitati cosiddetti “no cargo”? E, soprattutto, possibile che un candidato che aspira, da qui a poche settimane, a governare la città per i prossimi cinque anni, non si sia informato su come stanno le cose?
La questione ricorda un po’ quella dell’inceneritore: «Se vinciamo noi, dovrete passare sul nostro cadavere, se vorrete aprirlo», avevano detto Grillo e Pizzarotti nel celebre comizio di fine campagna elettorale nel 2012. Sappiamo come sono andate le cose: Grillo e Pizzarotti hanno vinto e l’inceneritore è stato acceso. Come tutti sapevano che sarebbe accaduto: perché l’iter era arrivato a un tale punto che sarebbe stato impossibile – se non pagando penali spaventose – fermarlo e fare marcia indietro.
Nel caso dell’aeroporto, il progetto che prevede l’allungamento della pista ha già ottenuto il via libera per la valutazione di impatto ambientale ed è già stato approvato dall’Enac: in virtù dell’approvazione, la Regione ha deciso di destinare al “Verdi” dodici milioni di fondi europei. Resta una sola cosa da fare: sistemare la viabilità intorno all’aeroporto, visto che l’allungamento della pista impone di chiudere una strada. Circa il completamento della viabilità, il Comune ha già dato il proprio assenso.
Questa è la situazione. Non solo. Una cosa sulla quale tanti equivocano (per scarsa conoscenza quando non in malafede) è il tema cargo: l’allungamento della pista è funzionale per dare la possibilità di atterrare a Parma a aerei più capienti, quindi per rendere lo scalo più interessante per le compagnie. Ai voli passeggeri, che sono aumentati negli ultimi mesi e che tendenzialmente aumenteranno parecchio in futuro, si affianca l’utilizzo per i voli cargo. Si parla – come la «Gazzetta» ha spiegato più e più volte, documenti e dati alla mano – di due, tre voli al giorno. Di più i piazzali destinati alla logistica non permetterebbero. Non delle decine di voli di cui tanti spropositano sui social: terreno molto fertile, come noto, per la propagazione delle bufale. Passi che i comitati ci sguazzino, facendo la gara a chi le conta più grosse, ma che le balle le raccontino i candidati è un po’ più preoccupante (eufemismo) per tutti noi parmigiani, che ci augureremmo un sindaco con una visione lunga circa i bisogni della città e del territorio.
Certo, il nuovo sindaco potrebbe cancellare l’impegno assunto dalla giunta Pizzarotti sulla sistemazione della viabilità: e, così, fare tramontare il progetto di riqualificazione del “Verdi”, perdere il finanziamento di dodici milioni e, a lungo andare, uccidere l’aeroporto. Questo è, in teoria, possibile. Folle, secondo noi, ma possibile.
Al di là dell’autogol per la città, e al di là del danno di immagine che già si sta infliggendo all’aeroporto, ci si rende conto del rischio di subire una richiesta di un pesante risarcimento danni da parte della società di gestione? Chi pagherebbe? Risposta facile: il Comune. Cioè noi cittadini.
Claudio Rinaldi

