Aeroporto di Parma: la “nuova” gestione presenta subito il conto ai cittadini

I nuovi soci non hanno avuto il tempo di insediarsi e già l’aeroporto batte cassa a carico dei contribuenti

Non si è ancora spenta l’euforia, non sono ancora cessate le fanfare trionfalistiche che “L’aeroporto è salvo!” ed ecco che la “nuova” gestione presenta il conto alla collettività.

L’aeroporto continua a prosciugare denaro pubblico, ma la beffa è che ora i cittadini pagheranno persino la cassa integrazione!

L’ultima mossa degli industriali parmensi, costretti a riprendersi il controllo dello scalo dopo il disastro Centerline, ha i contorni di una tragicomica farsa. Dopo aver ceduto l’aeroporto a una neocostituita società canadese, senza una sede e senza un recapito telefonico, che in soli 16 mesi ha portato il “Giuseppe Verdi” a zero voli di linea e sull’orlo del fallimento, ecco che i nostri imprenditori, con la politica locale tutta festosamente al seguito, si ripropongono come i “salvatori” dell’aeroporto e della città.

Il nuovo assetto societario di Sogeap

Squadra che “vince” non si cambia

Nel nuovo consiglio di amministrazione è stato addirittura riesumato l’inossidabile Guido Dalla Rosa Prati. Quando si dice che il merito conta: sotto la sua guida, Sogeap ha registrato 45 milioni di euro di perdite a fronte di 33 milioni di ricavi e 80 milioni di costi operativi, e i passeggeri sono calati da 270 mila a 133 mila all’anno, un meno 51 per cento.

Niente di nuovo anche lato Unione Parmense degli industriali. Rimane (per ora) al suo posto l’inamovibile Cesare Azzali, da sempre amministratore unico di Parma Aeroporto.

A conti fatti

  • Il “Giuseppe Verdi” ha già inghiottito più di 75 milioni di contributi pubblici a fondo perduto.
  • Dal 1993 al 2023, Sogeap ha registrato 82,1 milioni di perdite a fronte di soli 61,6 milioni di ricavi e 141,3 milioni di costi operativi. Numeri da capogiro, che sfidano ogni logica d’impresa.
  • Il bilancio del 2023, l’ultimo pervenuto, ha chiuso con 5,1 milioni di perdita e costi operativi (7,7 milioni) che sono quasi il triplo dei ricavi (2,7 milioni).
  • I volumi di traffico sono insignificanti: Parma non ha mai raggiunto i 300 mila passeggeri annui ed è rimasta sempre al di sotto dei 150 mila negli ultimi 7 anni.
  • In confronto ai 42,5 milioni di passeggeri movimentati nel 2024 dai vicini scali di Bergamo, Bologna, Milano Linate e Verona, a Parma ne sono transitati soltanto 133 mila.

Oltre ai 6 milioni della Regione, arrivano aiuti pubblici anche per la cassa integrazione

E cosa succede appena i nuovi “salvatori” si insediano per “risanare” la situazione generata dal partner Centerline? La prima mossa è scaricare altri costi sulla spesa pubblica: Sogeap, compresa la sussidiaria Air MQQ, ha chiesto la cassa integrazione per i dipendenti, sono circa 2,4 milioni di euro all’anno di costo del personale, indennità interamente a carico dello Stato. E la Regione? Stanzia altri 6 milioni per incentivare gli aeroporti minori, tra cui figura anche quello di Parma, senza alcuna valutazione costi-benefici.

Dal 1991, anno dell’inaugurazione, l’aeroporto di Parma non ha mai raggiunto l’autonomia finanziaria, sopravvivendo solo grazie a continue iniezioni di denaro pubblico. Ad oggi, i cittadini hanno contribuito con oltre 75 milioni di euro di aiuti pubblici elargiti dagli enti locali e dallo Stato.

Un pozzo senza fondo che non ha mai smesso di gravare sulla collettività

Ora i contribuenti pagheranno anche la cassa integrazione dell’aeroporto, perché gli industriali locali possano accanirsi nel tenere in vita artificialmente un’infrastruttura che non ha mai smesso di gravare sulla collettività.