Il futuro dello scalo è appeso a un filo
La prossima settimana, il Tribunale fallimentare di Parma deciderà sul futuro dell’aeroporto “Giuseppe Verdi”. Sogeap, la società che gestisce lo scalo, si trova davanti al rischio concreto di vedere decretata la liquidazione giudiziale, l’epilogo di una storia più che trentennale che, alla luce dei risultati economici conseguiti, si configura come un monumento all’inefficienza e allo spreco di denaro pubblico.
In questo scenario, sono filtrate da alcune fonti notizie, non verificate, riguardanti possibili “salvataggi” da parte di una presunta cordata di industriali parmigiani, o addirittura della società che gestisce l’aeroporto di Tirana. Voci che, in assenza di atti concreti e formali, hanno più il sapore di trovate estemporanee, volte a indurre il Tribunale a concedere una ulteriore proroga a un’agonia che dura da più di trent’anni.
La cruda realtà dei numeri: un dissesto strutturale
I bilanci del “Giuseppe Verdi” offrono una prospettiva impietosa sulla gestione dello scalo. I dati, riassunti di seguito, mettono in discussione la sostenibilità stessa dell’infrastruttura.
| Voce di Bilancio | Periodo 1993-2023 (31 bilanci) | Ultimo Bilancio (2023) |
| Costi | € 141,3 milioni | € 7,7 milioni |
| Ricavi | € 61,6 milioni | € 2,7 milioni |
| Perdita | € 82,1 milioni | € 5,1 milioni |
A questi numeri da capogiro, che sfidano ogni principio dell’economia aziendale, si sommano gli oltre 75 milioni di euro di aiuti pubblici ricevuti nel corso degli anni, soldi che di fatto sono confluiti a coprire una gestione strutturalmente fallimentare a spese dei contribuenti.
Un modello di business insostenibile
Il dato più eclatante emerge dal rapporto tra costi e ricavi. Su un arco di trent’anni, i costi di gestione sono stati superiori di oltre il doppio rispetto ai ricavi generati. L’ultimo bilancio pubblicato, quello del 2023, è ancora più eloquente: 5,1 milioni di perdite a fronte di appena 2,7 milioni di ricavi e ben 7,7 milioni di costi.
Una società che registra costi operativi quasi tre volte superiori al fatturato si qualifica, senza mezzi termini, come in grave dissesto economico e strutturale insostenibilità operativa. La stima per il 2024 (bilancio ancora non pervenuto) è di un risultato negativo quanto quello dell’anno precedente.
Il traffico passeggeri: numeri da scalo locale minore
Il principale problema dell’aeroporto di Parma risiede nella cronica incapacità di generare traffico sufficiente a coprire i costi operativi e gestionali. Lo scalo non ha mai raggiunto la soglia dei 300 mila passeggeri annui in tutta la sua storia operativa. Negli ultimi sette anni, il traffico è rimasto stabilmente sotto i 150 mila passeggeri.
Questi numeri sono completamente sproporzionati rispetto ai costi e agli investimenti sostenuti, rendendo l’aeroporto un caso di gestione fallimentare.
Per comprendere la situazione, basta confrontare i dati del “Giuseppe Verdi” con gli scali più vicini:
| Aeroporti | Passeggeri gestiti (2024, dato aggregato) |
| Bergamo, Bologna, Milano Linate, Verona | 42,5 milioni di passeggeri |
| Parma | 133 mila passeggeri |
A fronte di 42,5 milioni di passeggeri gestiti dai quattro aeroporti di Bergamo, Bologna, Milano Linate e Verona, Parma ne ha gestiti soltanto 133 mila.
Ad aggravare ulteriormente la situazione, dal 30 ottobre lo scalo è chiuso ai voli di linea perché Sogeap avrebbe lasciato scadere la certificazione di handling dei servizi a terra. Gli unici due voli a settimana che erano rimasti al “Giuseppe Verdi” (destinazione Chișinău) non possono più atterrare.
L’ora della verità: liquidazione giudiziale o un’altra proroga?
L’udienza della prossima settimana non è solo una formalità, ma il momento in cui il Tribunale dovrà valutare la credibilità di eventuali proposte di salvataggio rispetto all’evidenza di più di tre decenni consecutivi di risultati insostenibili. Con 82,1 milioni di perdite negli ultimi 31 bilanci, un deficit operativo costante e un volume di passeggeri da scalo locale minore, la concessione di ulteriori dilazioni, basata su mere voci di corridoio, risulterebbe difficile da giustificare.
Il Tribunale fallimentare di Parma si trova di fronte al dilemma: concedere respiro a una società che ha dimostrato una più che trentennale cronica inefficienza, o porre fine a uno spreco di risorse, sono più di 160 milioni di euro tra aiuti pubblici e perdite economiche, che dura da troppo tempo.

