I milioni presi dalla Gazzetta per finanziare l’aeroporto

L’Unione Parmense degli Industriali (UPI) prende 11,6 milioni di euro dalla Gazzetta di Parma per finanziare l’aeroporto e poi dichiara lo stato di crisi del giornale e ottiene aiuti pubblici

Il travaso di fondi tra le due società, all’epoca dei fatti controllate entrambe da UPI, è stato confermato dallo stesso presidente degli industriali parmensi, Gabriele Buia, nel servizio di Mi Manda RaiTre “L’aeroporto a chi lo mollo”, andato in onda il 26/1/2025.

Vediamo come sono andate le cose:

La ricapitalizzazione dell’aeroporto

Il 24/1/2019, per evitare la liquidazione, l’assemblea dei soci di Sogeap (la società che gestisce l’aeroporto) decide di aumentare il capitale sociale di 8,5 milioni di euro.

Il 15/10/2019, l’UPI, tramite la sua controllata al 100% Parma Aeroporto, sottoscrive per intero l’aumento di capitale di 8,5 milioni, diventando così il socio di controllo dell’aeroporto.

I “prelievi” dalla Gazzetta

Il 16/12/2019, l’assemblea dei soci della Gazzetta di Parma (società controllata dall’UPI) approva la riduzione di 8,3 milioni del capitale sociale del quotidiano. Di questi, 6,6 milioni vanno in favore del socio di controllo. L’operazione appare nel bilancio del 2020.

Il 7/3/2022, la società Gazzetta di Parma Finanziaria (la holding a maggioranza UPI che controlla la Gazzetta) sottoscrive la dazione di nr. 4 milioni di azioni in pegno a Emil Banca Credito Cooperativo per ottenere un prestito di 5,0 milioni di euro che non va al giornale, ma al socio di controllo.

Il totale di queste due operazioni (6,6 milioni di euro provenienti dal capitale sociale e 5,0 milioni da un finanziamento bancario su pegno) ammonta a 11,6 milioni di euro, importo di cui il socio di maggioranza ha beneficiato penalizzando la Gazzetta.

La dichiarazione dello stato di crisi della Gazzetta

Alla luce dei fatti qui narrati, la dichiarazione dello stato di crisi della Gazzetta di Parma, avvenuta nel 2023, con conseguente avvio di un piano di cassa integrazione per 12 mesi e prepensionamenti a carico della spesa pubblica, risulta fortemente controversa.

In particolare, il comitato di redazione della Gazzetta di Parma denunciò il prelievo di 8,3 milioni di euro dal capitale sociale del giornale cittadino in coincidenza con uno stanziamento di 8,5 milioni a favore della società di gestione dell’aeroporto di Parma: “Nello stesso periodo, ed è una coincidenza che ci lascia sgomenti, l’editore dimostrava invece di credere in un’altra iniziativa imprenditoriale (in perdita da anni) stanziando 8,5 milioni di euro a favore dell’aeroporto”.

Le possibili implicazioni legali

Spostare fondi tra società dello stesso gruppo, soprattutto senza un’adeguata giustificazione economica o un vantaggio per la società che subisce il prelievo, è un’operazione delicata che può avere serie conseguenze legali:

  • A seconda delle modalità, l’operazione potrebbe configurare diversi tipi di illecito o reato, come l’abuso di direzione e coordinamento, la gestione infedele del patrimonio sociale o persino l’appropriazione indebita.
  • Senza un beneficio compensativo, il trasferimento di fondi può essere considerato una “distrazione” del patrimonio.
  • Gli amministratori che prelevano fondi da una società e poi dichiarano lo stato di crisi per ottenere aiuti a carico della spesa pubblica (es. cassa integrazione, prepensionamenti) si espongono a significative responsabilità civili e penali, specialmente se non riescono a dimostrare un legittimo interesse sociale o di gruppo dietro a queste operazioni.