Nuovo stadio “Tardini”: sei anni di progetti svaniti nel nulla, conti in rosso e nodo fondi pubblici

Dall’Iowa a Parma: il modello Krause non cambia, tra promesse mancate e tentativi di far pagare il conto alla collettività

Ricorre oggi, 9 settembre, il sesto anniversario dal deposito in Comune del primo progetto di rifacimento dello stadio “Tardini”. A sei anni da quella data, il vecchio impianto è ancora al suo posto e la vicenda assume contorni sempre più paradossali.

In quello stesso settembre del 2020, rilevando il Parma Calcio con la promessa di realizzare un nuovo stadio “di livello mondiale”, Kyle Krause dichiarò al New York Times: “We are not here for the quick dollar” (“Non siamo qui per guadagni facili”). Bisogna dargliene atto: promessa mantenuta. Di guadagni non c’è l’ombra, esattamente come del nuovo stadio.

Nuovo “Tardini”: dalle tante promesse al nulla di fatto

Da allora sono sfilati in Comune tre progetti diversi, oltre alla promessa di un quarto mai pervenuto. Proclami a effetto, rendering sfavillanti, plastici accattivanti e conferenze dei servizi avviate e mai chiuse sono tutti svaniti nel nulla, lasciando l’intera vicenda spiaggiata nell’imbarazzo di un’Amministrazione comunale che ha assecondato — e spesso persino anticipato — ogni richiesta degli azionisti (vecchi e nuovi) del Parma Calcio con demagogica accondiscendenza.

A Parma, Krause aveva persino coltivato l’idea di poter attingere ai fondi pubblici del PNRR per realizzare il suo nuovo stadio: un’ipotesi poi smentita dalle direttive dell’Unione Europea. Ecco le sue parole alla conferenza stampa del 16 marzo 2022 in Municipio.

Il precedente in Iowa: ventiquattro anni di illusioni

Per chi pensa a un’anomalia tutta parmigiana, basta guardare oltreoceano: l’articolo del Des Moines Register — il più autorevole quotidiano dello stato dell’Iowa — del 28 agosto 2026 rivela un modus operandi fotocopia. A Des Moines è dal lontano 2002 — ventiquattro anni fa — che Krause promette il nuovo impianto calcistico cittadino, salvo poi lamentare che i costi lievitano e i sussidi pubblici non bastano mai. La svolta è notizia di questi giorni: la Città di Des Moines ha interrotto ufficialmente le trattative con Krause Group, ritenendo l’ulteriore impiego di fondi pubblici nel progetto non più sostenibile per le casse comunali.

È qui che emerge la differenza fondamentale tra le due sponde dell’Atlantico: negli USA le istituzioni fissano paletti stringenti e pretendono garanzie finanziarie prima di compromettere il denaro dei contribuenti. A Parma, al contrario, l’amministrazione comunale continua a lasciar galleggiare la questione tra un’evidente opacità procedurale e l’assenza di scadenze certe, ignorando i numeri da capogiro di un club che conta ben 424 milioni di euro di perdite cumulate e risultati costantemente in rosso dal 2015 al 2025. Un atteggiamento che espone la città al rischio concreto che eventuali extracosti, intoppi o mancati introiti del futuro stadio possano ricadere sulla collettività parmigiana, complice la “pericolosa” formula del partenariato pubblico-privato (PPP) scelta dal Comune per la realizzazione di un impianto di calcio che resterà al privato per ben oltre mezzo secolo.

La resa dei conti: voragini di bilancio e zero cantieri

A certificare la sproporzione tra i proclami e i fatti c’è il bilancio 2025 di Krause Group Italia: un bollettino di guerra finanziario che evidenzia “perdite portate a nuovo” per oltre 368 milioni di euro, tamponate da versamenti del socio per ben 576,4 milioni. Una voragine a cui fa da spettrale contraltare lo zero assoluto sul fronte stadio e centro sportivo di Collecchio.

A quanto pare, tanto in Iowa quanto in Emilia, i sogni immobiliari firmati Krause continuano a schiantarsi contro la realtà dei conti e i paletti normativi sull’accesso ai fondi pubblici.