Le dichiarazioni del sindaco Guerra sminuiscono le responsabilità pregresse e si scontrano duramente con l’allarmante realtà finanziaria e la cronistoria dell’aeroporto
La notizia di un Enac “deciso a non chiudere il Verdi”, dalla Gazzetta di Parma, è stata accolta con il proverbiale ottimismo di facciata del sindaco Michele Guerra. Tuttavia, le sue dichiarazioni, che promettono un futuro interamente “privato” e sminuiscono le responsabilità pregresse, si scontrano duramente con l’allarmante realtà finanziaria e la cronistoria dei fatti.
Il sindaco Guerra ha dichiarato che il Comune non è disinteressato alla vicenda, pur sottolineando che Sogeap, la società di gestione dell’aeroporto, è “da tempo interamente privata”. Questa è l’informazione fuorviante e cruciale che necessita di essere corretta. I soci pubblici (Comune di Parma, Provincia di Parma, Camera di Commercio) sono usciti dall’aeroporto soltanto nel 2024.
Affermare che Sogeap sia “da tempo” interamente privata è inesatto, poiché ignora decenni di partecipazione e supporto finanziario da parte degli enti pubblici locali, i quali, per più di trent’anni, hanno concorso a tenerla in vita artificialmente a spese dei contribuenti.
Il Comune di Parma non è uscito da Sogeap per scelta politica ma perché obbligato da una legge che vieta il soccorso finanziario alle partecipate
Inoltre, il Comune di Parma, come gli altri enti pubblici, è uscito da Sogeap non per una libera scelta politica, merito che il sindaco Guerra ha tentato più volte di intestarsi, ma perché obbligato da una legge che dal 2016 vieta il soccorso finanziario delle società partecipate “che abbiano registrato, per tre esercizi consecutivi, perdite di esercizio ovvero che abbiano utilizzato riserve disponibili per il ripianamento di perdite anche infrannuali”, tenuto conto che l’aeroporto di Parma ha registrato bilanci in profondo rosso per oltre trent’anni.
I numeri dell’aeroporto di Parma sono un monumento all’inefficienza e allo spreco di denaro pubblico
I numeri del “Giuseppe Verdi” parlano chiaro e sono un monumento all’inefficienza e allo spreco di denaro pubblico. Ecco un breve riassunto per il sindaco Guerra, che si è dichiarato “orgoglioso dei risultati acquisiti sul futuro dello scalo”:
- L’aeroporto di Parma ha già ricevuto più di 75 milioni di euro di aiuti pubblici (soldi presi dalle tasche dei contribuenti) e negli ultimi 31 bilanci (dal 1993 al 2023) ha registrato complessivamente 82,1 milioni di perdite a fronte di 61,6 milioni di ricavi e 141,3 milioni di costi. Numeri che sfidano i principi dell’economia aziendale: una società che per tre decenni consecutivi ha riportato costi di gestione superiori di più del doppio dei ricavi.
- L’ultimo bilancio reso pubblico, quello del 2023, si è chiuso con 5,1 milioni di perdita a fronte di 2,7 milioni di ricavi e 7,7 milioni di costi. Una società che registra costi operativi che sono quasi il triplo dei ricavi, si può qualificare come in grave dissesto economico e strutturale insostenibilità operativa.
- Lo scalo di Parma non ha mai raggiunto i 300 mila passeggeri all’anno in tutta la sua storia operativa. Peggio ancora: da oltre 7 anni, il traffico è rimasto al di sotto dei 150 mila passeggeri annui. Questi numeri da scalo locale minore, completamente sproporzionati rispetto ai costi e agli investimenti sostenuti, lo rendono un vero e proprio esempio di gestione fallimentare.
- A titolo esemplificativo: i 4 aeroporti più vicini (Bergamo, Bologna, Milano Linate, Verona) nel 2024 hanno gestito complessivamente 42,5 milioni di passeggeri. Nello stesso periodo, il “Giuseppe Verdi” ne ha visti transitare 133 mila.
La “rinegoziazione” auspicata dal sindaco Guerra non può essere l’unica risposta
Alla luce di questi dati, l’auspicio del Sindaco che si possa trovare una soluzione attraverso un nuovo bando o un diverso riassetto societario, non può celare la necessità di un’analisi più spassionata: di fronte a un’infrastruttura che si è rivelata un pozzo senza fondo alimentato da ingenti aiuti pubblici per oltre 30 anni, la rinegoziazione non può essere l’unica risposta.
La cittadinanza ha il diritto di sapere come si giustifica la decisione di non chiudere un aeroporto che, dati alla mano, è un fallimento sistemico che in tre decenni ha divorato più di 160 milioni di euro fra aiuti pubblici e perdite economiche, sfidando ogni legge dell’economia e del buon governo della cosa pubblica.
Guerra: «Enac deciso a non chiudere il “Verdi”»
Gazzetta di Parma, 15/10/2025
Sul destino dell’aeroporto Giuseppe Verdi se ne saprà di più il 26 novembre prossimo, quando il tribunale sarà chiamato a decidere sul futuro della società di gestione, ma intanto ci sono già alcuni punti fermi, indicati dal sindaco nell’incontro della Giunta con gli abitanti del quartiere Golese, a Fognano, presso la nuova scuola dell’infanzia Primavera. «La struttura aeroportuale è di proprietà di Enac, e quindi dello Stato – ha puntualizzato Michele Guerra – e la gestione fa capo ad una società da tempo interamente privata, ma non per questo il Comune si è disinteressato della vicenda o nell’auspicio che l’aeroporto che Enac continua a ritenere strategico, trovi la strada di una piena funzionalità, siamo orgogliosi dei risultati acquisiti sul futuro dello scalo, assolutamente in linea con il nostro programma elettorale. Enac è ben deciso a non chiudere il Verdi – ha aggiunto il primo cittadino – anche in considerazione del fatto che l’aeroporto di Bologna è saturo, e sia il presidente della Regione De Pascale, sia il sindaco del capoluogo regionale, vedrebbero di buon occhio una redistribuzione del traffico aereo sugli altri scali regionali, che potrebbe dare un nuovo destino al Verdi di Parma. Ora abbiamo davanti a noi la decisione del tribunale fallimentare sul futuro della società di gestione: a fine novembre potrebbe approvare un eventuale piano di rilancio della società, oppure indicare la via della liquidazione, ed aprire la strada per un nuovo bando».
Legato in qualche modo all’aeroporto anche l’altro grande tema che interessa da vicino la stessa zona, il mall, oggetto di una comunicazione da parte dell’assessora Chiara Vernizzi: «Il centro commerciale non si farà più, anche per gli stringenti vincoli dettati da Enac per la vicinanza con il Verdi, dei quali lo stesso attuatore ha preso atto – ha spiegato l’assessora –. Così l’area dovrebbe essere destinata ad attività produttive, logistica, data center e servizi legati alla vicina Aem – anche se – ha aggiunto la Vernizzi – si dovrà tradurre tutto in un più ampio accordo di programma con il soggetto titolare dell’area, ancora da definire».

