Aeroporto di Parma: spuntano i bilanci 2024 e 2025, ma Sogeap tace sui conti dello scalo

Dopo due anni e mezzo di silenzio contabile, la società di gestione del “Giuseppe Verdi” deposita in sordina i bilanci 2024 e 2025. Zero comunicati, zero trasparenza. I risultati degli ultimi due esercizi confermano un fallimento industriale che dura da oltre tre decenni

Mentre gli altri aeroporti del Nord Italia volano a pieno regime e pubblicano apertamente i risultati conseguiti, l’aeroporto di Parma si trincera dietro un mutismo impenetrabile. Sogeap ha formalmente depositato al Registro delle Imprese i bilanci delle annualità 2024 e 2025: un atto dovuto per legge, ma gestito ancora una volta con il favore delle tenebre.

Nessun comunicato stampa, nessuna trasparenza: la società si è limitata al puro adempimento burocratico di deposito degli atti, senza dare notizia dei risultati dei due esercizi contabili, di cui quello del 2024 consegnato a 18 mesi dalla chiusura dell’annualità.

Quello che Sogeap non ha rivelato emerge oggi con la forza inoppugnabile dei numeri ufficiali depositati nei registri camerali:

AnnoRicaviCostiUtile / Perdita
2024€ 2.799.957€ 8.364.725€ 5.929.988 perdita
2025€ 2.395.863€ 7.212.592€ 4.954.859 perdita

In soli due anni, lo scalo parmigiano ha accumulato oltre 10,8 milioni di euro di perdite complessive, con i costi operativi (15,5 milioni) che ammontano a più di tre volte i ricavi (5,1 milioni). I bilanci del 2024 e 2025 scattano l’ennesima fotografia di un fallimento industriale che dura ormai da oltre tre decenni.

Gli aeroporti del Nord volano, Parma resta al palo: Risultati del 2025 a confronto

Il panorama aeroportuale del settentrione non lascia scuse agli amministratori del “Giuseppe Verdi”. Da Milano (Malpensa e Linate) a Torino, Genova e Bergamo, passando per Bologna, fino a Venezia, Verona, Treviso e Trieste, tutti i grandi e medi hub del Nord hanno approvato e pubblicato da tempo i bilanci del 2025, mostrando un comparto nazionale che ha archiviato l’anno con il record storico di 230 milioni di passeggeri. Parma, al contrario, presenta risultati operativi e finanziari drammaticamente distanti da ogni logica d’impresa:

Aeroporto
(Società)
Passeggeri 2025Ricavi 2025Utile / Perdita 2025Destinazioni
Operative
Milano Malpensa
(SEA)
31,4 milioni€ 948,0 milioni€ 190,5 milioni
utile
~200
Milano Linate
(SEA)
11,1 milioni~60
Bergamo
(SACBO)
16,9 milioni€ 210,5 milioni€ 18,2 milioni
utile
~140
Bologna
(Aeroporto Guglielmo Marconi di Bologna)
11,1 milioni€ 181,4 milioni€ 24,8 milioni
utile
~110
Venezia
(SAVE)
11,8 milioni€ 261,5 milioni€ 72,1 milioni
utile
~100
Verona
(SAVE)
4,0 milioni~90
Treviso
(SAVE)
3,2 milioni~45
Torino
(SAGAT)
5,0 milioni€ 63,5 milioni€ 6,8 milioni
utile
~40
Trieste
(Aeroporto Friuli Venezia Giulia)
1,6 milioni€ 30,4 milioni€ 4,8 milioni
utile
~30
Genova
(Aeroporto di Genova)
1,5 milioni€ 25,3 milioni€ 105 mila
utile
~35
Parma
(Sogeap)
144 mila€ 2,3 milioni€ 4,9 milioni
perdita
4

Per ogni euro che il “Verdi” riesce a incassare, ne spende più di due per rimanere in vita

I dati degli ultimi cinque esercizi annuali confermano la portata di una voragine finanziaria che nessuna promessa di rilancio è finora riuscita a scalfire. Per ogni euro che lo scalo di Parma riesce a incassare vendendo biglietti e altri servizi, continua a bruciarne più del doppio per rimanere in vita:

AnnoPasseggeri (1)RicaviCostiUtile / Perdita
202196.570€ 3.012.265€ 7.135.876€ 4.187.317
perdita
2022116.720€ 3.286.187€ 6.443.125€ 3.208.282
perdita
2023134.088€ 2.798.358€ 7.732.754€ 5.131.495
perdita
2024133.757€ 2.799.957€ 8.364.725€ 5.929.988
perdita
2025144.560€ 2.395.863€ 7.212.592€ 4.954.859
perdita
(1) Fonte dati passeggeri movimentati: Assaeroporti.

Nel quinquennio in esame, la società ha speso complessivamente 36,7 milioni di euro incassando appena 14,2 milioni, con un deficit cumulato che ha raggiunto la cifra di 24 milioni di euro di perdite nette.

Un aeroporto in affanno cronico e dipendente da aiuti pubblici: 93 milioni di perdite negli ultimi 33 anni (1993-2025), oltre 75 milioni di aiuti pubblici già versati nello scalo

L’analisi storica dei risultati del “Giuseppe Verdi” consegna alle cronache un quadro fallimentare:

  • Costi fuori controllo: Negli ultimi 33 bilanci (1993-2025), le spese (156,9 milioni di euro) sono state più del doppio dei ricavi (66,8 milioni), accumulando perdite complessive per 93 milioni.
  • Volumi di traffico marginali: In tutta la sua vita operativa, lo scalo non ha mai raggiunto i 300.000 passeggeri annui, rimanendo costantemente sotto i 150.000 negli ultimi otto anni.
  • Volumi impietosi anche nel breve termine: Nei primi sei mesi del 2026, Parma ha movimentato appena 56.746 passeggeri, a fronte degli oltre 111,6 milioni registrati nello stesso periodo dall’intero comparto aeroportuale nazionale.
  • Caos nei vertici aziendali: Un “carosello” di ben 5 amministratori delegati e oltre 15 membri del CdA soltanto negli ultimi due anni, tra cui le dimissioni del presidente Banchini a soli tre mesi dalla nomina e in piena fase di rendicontazione.
  • Spreco di denaro pubblico: Oltre 75 milioni di euro di soldi dei contribuenti sono stati versati nel corso degli anni sotto forma di sussidi e contributi in conto capitale, senza generare alcun ritorno economico o beneficio in termini di sostenibilità finanziaria.
  • Il drenaggio di risorse pubbliche non si arresta: Sul tavolo ci sono i 12 milioni di euro stanziati dalla Regione Emilia-Romagna per il contestato progetto cargo (di cui 2,1 milioni già versati) e altri 2 milioni di euro all’anno — sempre a carico della Regione — erogati per coprire l’addizionale comunale sugli imbarchi che spetterebbe invece ai vettori. A ciò si aggiunge la cassa integrazione per i dipendenti dello scalo, interamente finanziata dallo Stato, a fronte di un costo del personale che ammonta — tra Sogeap e la sussidiaria Air MQQ — a 2,4 milioni di euro annui.

La crisi della governance e l’illusione delle nuove rotte: un accanimento terapeutico a spese dei cittadini

In questo contesto, le sette rotte annunciate per la stagione estiva 2026 si rivelano una fragile foglia di fico, confermando una profonda discrepanza tra i continui annunci trionfalistici e la realtà dei numeri.

L’aspetto più paradossale risiede nel fatto che, a dispetto di oltre trent’anni di risultati fallimentari, l’aeroporto di Parma continui a reggersi sulla persistente erogazione di aiuti pubblici, senza alcuna reale prospettiva di autosufficienza aziendale.

La tutela dell’interesse pubblico imporrebbe di interrogarsi sulle responsabilità della governance e della politica locale, avviando una riflessione severa sulla reale utilità di tenere in vita artificialmente un’infrastruttura che, anziché produrre valore per il territorio, si è trasformata in un eterno balzello per i contribuenti.

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