Aeroporto “Giuseppe Verdi”: un pozzo senza fondo da 168 milioni tra perdite e sussidi, i passeggeri non arrivano e i manager fuggono
Da oltre tre decenni l’aeroporto di Parma è un malato terminale: un buco nero di 93 milioni di euro di perdite accumulate in 33 bilanci e oltre 75 milioni di aiuti pubblici già ricevuti per mantenerlo artificialmente in vita. Un flop certificato dai numeri: lo scalo, progettato per accogliere 700 mila passeggeri all’anno, non ha mai raggiunto quota 300 mila in tutta la sua storia e, negli ultimi otto anni, è rimasto sempre sotto i 150 mila.
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Eppure, gli industriali parmigiani continuano a rifiutare la realtà con una pervicacia degna di miglior causa, individuando nell’allungamento dell’attuale pista di 2.124 metri la miracolosa panacea di tutti i mali, come ribadito anche nel masterplan del 2023 — progetto che il Comune di Parma si è affrettato docilmente ad approvare — e nell’istanza di proroga della Valutazione di Impatto Ambientale del progetto presentata da Sogeap il 3 luglio 2026. Un intervento su cui la Regione ha già stanziato 12 milioni di euro, tra allungamento della pista e polo cargo, a spese dei contribuenti.
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Giova ricordare che a determinare questa scelta fu il piano strategico di rilancio commissionato a KPMG nel 2015, che individuò nel cargo l’unico fattore di sviluppo capace di sottrarre lo scalo all’irrilevanza operativa, spingendo gli azionisti di Sogeap a spostare il baricentro dell’aeroporto dai passeggeri alle merci.
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La lezione di Firenze — 3,8 milioni di passeggeri con una pista di 1.650 metri — che Parma finge di non vedere
A smontare la miope narrazione basta un impietoso confronto geografico. A Firenze, con una pista di soli 1.650 metri, lo scalo ha chiuso il 2025 con oltre 3,8 milioni di passeggeri (contro gli appena 144 mila di Parma). Il piano di sviluppo dell’aerostazione fiorentina prevede di realizzare una nuova pista di 2.200 metri — in pratica la stessa lunghezza di cui Parma dispone già oggi — con l’obiettivo di accogliere 6 milioni di passeggeri all’anno.

L’ipotesi che il problema di Parma sia la lunghezza della pista non è solo un abbaglio tecnico, è un’ostinata rimozione della realtà. Chiuso nella morsa soffocante dei vicini scali del nord — Bologna, Linate, Malpensa, Bergamo, Verona e Venezia — il “Verdi” semplicemente non ha uno spazio di mercato.
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La politica contro la realtà del mercato, tanto il conto lo pagano i contribuenti
Insistere sul potenziamento di un asset improduttivo da oltre trent’anni è privo di qualsiasi logica industriale e in totale contrasto con i principi del bene comune. Il paradosso di questa ostinazione poggia sul peso politico degli azionisti dello scalo, che danno ormai per scontato il paracadute delle istituzioni: la certezza di convertire un palese azzardo privato in un canale permanente di finanziamento pubblico a fondo perduto.

