A Parma l’aeroporto non decolla, ma la retorica politica vola altissimo

Una narrazione fuori asse: mentre il “Giuseppe Verdi” accumula 93 milioni di passivo e registra una continua fuga di manager, c’è chi invoca ancora aiuti per uno scalo che è un fallimento industriale cronico e ha già inghiottito più di 75 milioni di sussidi pubblici

Certe prese di posizione pubbliche lasciano sgomenti per la distanza siderale che marcano rispetto alla realtà dei fatti. È il caso dell’intervento pubblicato sulla Gazzetta di Parma di oggi — 12 settembre — dalla segretaria cittadina di Forza Italia, Milena Rondinone, la quale punta il dito contro l’Amministrazione comunale, rea — secondo la dirigente politica — di fare “troppo poco” per sostenere il rilancio dell’aeroporto “Giuseppe Verdi” e di non aver dato seguito a vecchie ipotesi infrastrutturali, dal raddoppio dello scalo ai collegamenti ferroviari con la fiera e l’area autostradale.

Dalla demagogia del “rilancio” alla cruda realtà: chi paga il conto?

Una narrazione che dipinge l’aeroporto di Parma come una “risorsa strategica” colpevolmente isolata da una politica miope. Peccato che l’analisi dei dati reali racconti una storia radicalmente opposta: 93 milioni di euro di perdite accumulate in 33 anni e più di 75 milioni di sussidi pubblici a fondo perduto già erogati per mantenere in vita artificialmente uno scalo che non ha mai raggiunto i 300 mila passeggeri all’anno ed è rimasto costantemente sotto ai 150 mila negli ultimi otto anni.

A scanso di equivoci, va ricordato che se il Comune di Parma e la Provincia, sul finire del 2024, sono usciti dalla compagine sociale di Sogeap, non è per una lungimirante scelta politica. La attuale giunta — come tutte le precedenti, nessuna esclusa — sarebbe rimasta volentieri a bordo per assecondare gli industriali parmensi azionisti della società: verità perfettamente dimostrata dal voto del 9 ottobre 2023, quando il Consiglio comunale ha dato parere favorevole al devastante progetto cargo finanziato con 12 milioni prontamente elargiti dalla Regione. A impedire l’impiego di altri soldi pubblici è una legge dello Stato che vieta il “soccorso finanziario” alle società partecipate in costante perdita — e l’aeroporto di Parma è in profondo rosso cronico da ben 33 anni — sbarrando la strada a ulteriori sperperi.

Vedi Aeroporto di Parma: il “gioco di prestigio” del cargo, Aeroporto di Parma: l’inganno del Comune sul cargo.

I conti in profondo rosso e il valzer dei manager

I bilanci della società di gestione parlano chiaro e non lasciano spazio a interpretazioni. Negli esercizi 2024 e 2025 Sogeap ha accumulato perdite nette spaventose a fronte di ricavi operativi incapaci di coprire i costi di gestione. Più nello specifico:

AnnoRicaviCostiUtile / Perdita
2024€ 2.799.957€ 8.364.725€ -5.929.988 perdita
2025€ 2.395.863€ 7.212.592€ -4.954.859 perdita

In soli due anni, lo scalo parmigiano ha accumulato oltre 10,8 milioni di euro di perdite complessive, con i costi operativi (15,5 milioni) che ammontano a più di tre volte i ricavi (5,1 milioni). L’ennesima fotografia di un fallimento industriale che dura ormai da oltre tre decenni.

Negli ultimi 33 bilanci (1993-2025), i costi operativi (156,9 milioni di euro) sono stati più del doppio dei ricavi (66,8 milioni), accumulando perdite complessive per 93 milioni.

A questo quadro economico disastroso si accompagna una instabilità organizzativa senza precedenti. Un “carosello” di ben sei amministratori delegati e oltre quindici membri del Consiglio di amministrazione soltanto da giugno 2024 a oggi, tra cui spiccano le dimissioni lampo del presidente Banchini e la recente uscita estiva di Michele Bufo, che ricopriva la carica di CEO da poco più di un semestre.

Vedi Aeroporto di Parma: spuntano i bilanci 2024 e 2025, ma Sogeap tace sui conti dello scalo, Caos all’aeroporto di Parma: si è dimesso Michele Bufo.

Mentre la società di gestione dell’aeroporto naviga in piena crisi, la politica locale continua a invocare improbabili rilanci e a criticare l’assenza di servizi accessori come i bus navetta, ignorando totalmente la voragine strutturale in cui lo scalo è immerso da oltre tre decenni.

La geografia economica batte la propaganda

La verità industriale e del mercato è che l’aeroporto di Parma insiste in un’area geografica satura e ben servita da hub aeroportuali di prim’ordine — come Bologna, Linate, Malpensa, Bergamo, Verona, Venezia e Pisa — con cui la competizione è semplicemente impari. Pretendere che lo scalo parmigiano possa imporsi come un aeroporto commerciale di successo, dopo oltre tre decenni trascorsi stabilmente sotto la soglia dei 300 mila passeggeri annui, e sotto ai 150 mila negli ultimi otto anni, significa ignorare le basilari leggi dell’economia del trasporto aereo.

Vedi La dura legge del marketing aeroportuale: perché il paragone tra Parma e Pescara non regge.

Il “Verdi” non è un’infrastruttura penalizzata dalla mancanza di volontà locale, ma un’opera fuori mercato che ha già divorato inutilmente una quantità enorme di denaro pubblico.

Pura retorica scollegata dalla realtà

Se oggi il Comune non può più elargire altri sussidi a Sogeap, il merito non va ascritto a una classe politica locale improvvisamente illuminata, ma alle norme nazionali ed europee che impediscono lo spreco di risorse pubbliche in iniziative cronicamente in perdita e vietano sovvenzioni distorsive dei principi di concorrenza del mercato. Continuare a reclamare investimenti e interventi straordinari su un’operazione industriale che non sta in piedi, ignorando ancora i passivi cronici multimilionari e le norme dello Stato e dell’Unione Europea, non è visione strategica, ma pura retorica scollegata dalla realtà.