Contropiede in Iowa: dopo 24 anni di rinvii e rilanci, la città di Des Moines chiude la porta in faccia a Krause e la apre a un progetto stadio più economico e concreto firmato MLS Sporting Kansas City
Come rivelato il 7 ottobre dal Des Moines Register, la franchigia della Major League Soccer Sporting Kansas City ha formalizzato alla città di Des Moines una proposta di nuovo stadio di calcio da 65 milioni di dollari — sono 30 milioni in meno di quello di Krause — da realizzare nel cuore della città. Un progetto concreto, arrivato a stretto giro dopo la decisione della municipalità di interrompere definitivamente l’ultimo capitolo settennale di estenuanti e infruttuosi negoziati con Krause, a conclusione di una saga fatta di promesse e rinvii che dura da ben ventiquattro anni.
A forza di temporeggiare, tra una revisione e l’altra, con continui rilanci per ottenere nuovi aiuti pubblici, Krause è riuscito nel capolavoro di farsi rubare la palla a domicilio, compromettendo il suo ruolo nell’operazione immobiliare dello stadio cittadino e nel calcio professionistico dell’Iowa.
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La fotocopia emiliana all’ombra della Pilotta
Per chi osserva la vicenda da questa parte dell’oceano, il canovaccio è fin troppo familiare. A sei anni dal deposito in Comune del primo progetto per il nuovo stadio “Tardini” nel settembre 2020, il risultato si riduce a una sovrapponibile, logora liturgia: tre progetti presentati — più un quarto promesso e mai pervenuto — e una sequenza di conferenze dei servizi finite nel nulla.
Ciò che la vicenda di Des Moines insegna, marcando la profonda linea di demarcazione tra le due sponde dell’Atlantico, è il ruolo delle istituzioni. Di fronte a ventiquattro anni di promesse senza l’ombra di un mattone posato, le amministrazioni statunitensi hanno tenuto il punto. Hanno preteso garanzie finanziarie concrete prima di dare il via libera al progetto e fissato scadenze inderogabili nell’interesse della collettività. Così la capitale dell’Iowa ha chiuso la porta alle continue revisioni e richieste di nuovi sussidi pubblici — lasciando Krause “sorpreso e profondamente deluso” — per aprirla a interlocutori capaci di garantire risorse tangibili e tempi certi.
Due pesi, due municipalità
A Parma, invece, la Giunta comunale preferisce assecondare ogni giravolta della proprietà del Parma Calcio e lasciare fluttuare il dossier “Tardini” in un opaco limbo procedurale, gestito al di fuori di ogni prassi amministrativa rituale. Viene concesso credito illimitato a chi, fatti alla mano, non ha ancora firmato una garanzia o messo a terra neanche un mattone, ignorando i numeri da capogiro di un club che conta ben 424 milioni di euro di perdite cumulate dal 2015 al 2025.
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A Des Moines la pazienza delle istituzioni pubbliche non è infinita e il vuoto di fatti viene riempito da chi fa sul serio. Krause pensava forse di poter tirare la corda in eterno nel suo giardino di casa? Ma a tirare troppo, la corda si è rotta. Resta da capire quanto tempo servirà a Parma prima di rendersi conto che, a furia di aspettare uno stadio “di livello mondiale”, il rischio è di rimanere con in mano soltanto l’ennesimo plastico destinato a prendere polvere.

