Il “senso della vite”: la favola italiana di Kyle Krause

Dal ritratto bucolico di Krause ricamato dal Venerdì di Repubblica al crudo conto su fatti e bilanci

C’è un’immagine di rara poesia che promana dalle colline piemontesi e s’adagia sui campi di calcio della Pianura Padana. È quella di Kyle J. Krause, sessantenne americano con il ciuffo un po’ alla Robert Redford, che sfreccia tra i vigneti delle Langhe a bordo di una Vespa celeste.

A leggere il ritratto ricamato da Il Venerdì di Repubblica nell’articolo “Calcio & vino un americano nelle Langhe – Il senso della vite”, pare di trovarsi di fronte a un romanzo d’altri tempi: un mecenate illuminato che, mosso dal desiderio di ricongiungersi alle radici siciliane degli antenati, ascolta in reverente silenzio i contadini piemontesi, cita Pavese e Fenoglio, promuove il calcio femminile e giovanile come valore sociale e sorseggia Barolo nella tenuta di Castiglione Falletto. Insomma, l’incarnazione dell’armonia con la natura e del “fare affari” con la grazia del contadino poeta.

Tuttavia, grattando via la patina di bucolica poesia, sorge un dubbio: se l’articolo parla del senso della vite, non è che la “vite” in questione sia quella finanziaria, stretta a doppio filo attorno alle vicende e ai bilanci delle sue attività?

Prima di salpare dall’America: i “dettagli” del passato

Prima di sbarcare in Italia a far sbocciare vigneti e sogni calcistici, la famiglia Krause ha costruito la propria fortuna negli USA. Il cuore dell’impero di famiglia, fondato dal padre William (detto Bill) e dal nonno materno Tony Gentle, batteva nel settore dei distributori di carburanti e minimarket con la Kum & Go e la collegata Solar Transport. Società che rappresentavano la quasi totalità del volume di affari del gruppo e che sono state interamente cedute nell’agosto 2023.

Ma nel passato d’oltreoceano si rintracciano anche altre vicende emblematiche. Come quella della Liberty Bank, la banca di famiglia la cui parabola si è conclusa con l’intervento dell’Agenzia federale di vigilanza del risparmio (US Office of Thrift Supervision) per “pratiche non sicure o scorrette e/o violazioni di norme di legge o di regolamento”, dopo aver bruciato 105 milioni di dollari di equity in appena tre mesi e visto ridurre il patrimonio da 1,23 miliardi a 290 milioni di dollari in soli tre anni, fino alla chiusura nel dicembre 2013.

O ancora la parentesi della Royal Financial, società di gioco d’azzardo con oltre 1.600 slot machine, finita in scioglimento amministrativo nel 2021; senza tralasciare le due società off-shore alle Bermuda, Golden Rule, archiviate a metà dello scorso decennio.

Liberatosi dai distributori di carburanti con minimarket e dai dossier bancari, Krause ha deciso di dedicarsi a cose più nobili ed ecologiche tra le colline del Piemonte e le pianure dell’Emilia.

La cattedrale nel deserto di Des Moines: “Allora Cafe”

A dimostrazione di questo eclettico ecologismo aziendale, basta dare uno sguardo a ciò che è rimasto a Des Moines. Il faraonico edificio progettato da Renzo Piano, il Krause Gateway Center — costato decine di milioni di dollari per fare da quartier generale degli affari di famiglia — una volta venduta la catena di distributori di carburanti con minimarket è rimasto in sostanza spopolato.

Così, con impeccabile fiuto per la riconversione, l’ex headquarter della Kum & Go è diventato la sede dell’Allora Cafe, un bistrot-ristorante per colazioni e pranzi eleganti, e un sito per eventi da affittare al pubblico, ammantando il tutto con quel tocco di Italian style che fa tanto charme d’oltremare.

Il miraggio dello stadio di calcio a Des Moines

Poco distante dal quartier generale riconvertito in caffè-ristorante, si consuma una vicenda urbanistico-sportiva che ha dell’incredibile: lo stadio di calcio di Des Moines. Un’opera promessa da Krause fin dal lontano 2002 — ben ventiquattro anni fa — e rincorsa attraverso una catena ininterrotta di annunci, rinvii, rendering patinati, aumenti dei costi e richieste di altri fondi pubblici.

Una saga infinita di cui oggi, sul terreno designato, di quell’impianto sportivo non si vede nemmeno l’ombra, e che si è recentemente arricchita del capitolo finale: il comune di Des Moines ha infatti deciso di interrompere le trattative e chiudere definitivamente i rubinetti dei contributi pubblici.

L’avventura italiana: vino, resort e il buco nero del pallone

Nel Belpaese Krause ha investito rilevando le cantine Vietti ed Enrico Serafino e completando, da una procedura fallimentare, il boutique hotel Casa di Langa. Ma l’investimento più vistoso resta senza dubbio il Parma Calcio 1913, acquisito nel settembre 2020.

Ed è qui che il senso della vite mostra la sua piega più contorta. Se dal 2015 al 2025 il Parma Calcio ha accumulato perdite per complessivi 424 milioni di euro, ben 352,6 milioni sono ascrivibili alla gestione Krause. Per onore di verità, occorre tuttavia ricordare che la precedente proprietà di Nuovo Inizio consegnò a Krause una società già pesantemente zavorrata. Al 31 marzo 2020 il club contava 103,1 milioni di debiti strutturali (accumulati in soli cinque campionati) e un patrimonio netto negativo di 6 milioni; a questi andavano sommati gli impegni differiti di riscatto e le opzioni per i cartellini dei calciatori già sottoscritti per ulteriori 108,2 milioni, portando l’indebitamento reale ereditato a una cifra vicina ai 200 milioni di euro.

A certificare i fatti c’è il bilancio 2025 di Krause Group Italia: un bollettino di guerra finanziario che evidenzia “perdite portate a nuovo” per 368,3 milioni di euro, tamponate da versamenti del socio per ben 576,4 milioni. Una voragine economica che fa tremare i polsi a qualsiasi analista finanziario.

A completare il quadro, la vicenda del nuovo Stadio Tardini. Dopo sei anni di annunci, progetti ambiziosi, presentazioni patinate e i soldi del PNRR negati, la ristrutturazione dell’impianto sportivo appare impantanata tra dubbi sulla sostenibilità economica e urbanistica e il nodo dei fondi pubblici, lasciando i tifosi e l’amministrazione cittadina sospesi tra promesse avveniristiche e una storia dei conti del club in profondo rosso.

Vedi Nuovo stadio “Tardini”: sei anni di progetti svaniti nel nulla, conti in rosso e nodo fondi pubblici.

Un “impero” a misura di ricerca su Forbes

Nonostante le descrizioni da magnate planetario, scavando tra i dati emersi sui media, salta all’occhio un dettaglio non da poco: nella celebre lista dei miliardari di Forbes, il nome di Kyle J. Krause non compare. Digitando “KRAUSE” nel database on-line dei paperoni mondiali si ottiene uno zero spaccato.

Facendo un rapido conto della serva:

  • Negli USA, dopo la vendita Kum & Go e Solar Transport, alla famiglia rimangono la società di sviluppo immobiliare Krause+ e la faraonica sede del Krause Gateway Center (utilizzata come caffetteria e centro eventi), oltre alla squadra dilettantistica dei Des Moines Menace e due ranch in parte coltivati, in parte a pascolo di pecore e con un habitat per le quaglie.
  • In Italia, le due cantine, l’hotel e il Parma Calcio.
  • Escluso il Parma Calcio, le attività USA e Italia generano ricavi annui complessivi stimabili intorno ai 40 milioni di euro, ma l’intero perimetro italiano chiude il 2025 con 2,2 milioni di perdita consolidata.

Il vero “senso della vite”

Alla fine di questo viaggio tra poesia pastorale e numeri da capogiro, il ritratto dell’imprenditore di Des Moines assume contorni quasi filosofici. Tra un giro per le Langhe in Vespa celeste, un espresso o un pranzo all’Allora Cafe, un calice di Barolo e le centinaia di milioni bruciati nel pallone, Krause incarna perfettamente la figura del facoltoso signore d’oltreoceano arrivato in Italia per vivere un sogno mediterraneo.

Resta solo da capire fino a quando la “vite” della sostenibilità finanziaria potrà essere stretta prima che il meccanismo s’incastri. Ma finché ci saranno i tajarin ad addolcire le serate piemontesi e un progetto di stadio da rimandare, il senso della vite troverà sempre una nuova storia da raccontare.