Dal PD di Bologna l’ennesima boutade per salvare un aeroporto che è un fallimento industriale da trent’anni. E a Parma il sindaco Guerra cosa risponde?
A leggere le cronache locali sembra quasi di assistere a una recita di paese dove la destra e la sinistra si scambiano il copione a seconda delle esigenze di scena. L’ultima boutade arriva dalle pagine di Parma Today, che rilancia una proposta del circolo PD del Navile di Bologna (avete letto bene, un circolo del PD di un quartiere di periferia del nord di Bologna): dirottare parte del traffico cargo dall’aeroporto Marconi al “Giuseppe Verdi” di Parma per ridurre l’impatto acustico sul capoluogo emiliano.
La realtà dei fatti contro le provocazioni “à la carte” della politica
Per comprendere la portata di questa esternazione, peraltro risalente nelle sue premesse a discussioni di anni fa e ripescata “guarda caso” adesso (ognuno ha il suo prezzo e qui siamo ai saldi di fine stagione), basta guardare alla realtà infrastrutturale del “Giuseppe Verdi”, per rendersi conto dell’inconsistenza di una simile ipotesi:
- L’aeroporto di Parma non ha le infrastrutture per il cargo. Realizzare quello che manca per gestire il cargo (hub, piste adeguate, dogane, logistica e servizi dedicati alle merci) richiede decine di milioni di euro di investimenti e tempi realizzativi non indifferenti.
- Il “Verdi” è un fallimento industriale da oltre tre decenni. Lo scalo continua a galleggiare ben al di sotto della soglia minima di sostenibilità. Da otto anni registra meno di 150.000 passeggeri all’anno, volumi che lo relegano a un’irrilevanza operativa cronica.
- Sogeap (la società di gestione) presenta un quadro finanziario insostenibile. Con costi operativi che strutturalmente superano di più del doppio i ricavi e un’incessante emorragia di capitali (con la liquidazione coatta evitata solo per un soffio a fine 2025), il “Verdi” è un buco nero che continua a ingoiare risorse senza produrre alcun valore. Sono 93 milioni di perdite negli ultimi 33 bilanci. Solo nell’ultimo biennio (2024-2025) lo scalo ha registrato oltre 10,8 milioni di euro di perdite complessive, con i costi operativi (15,5 milioni) che ammontano a più di tre volte i ricavi (5,1 milioni).
Sorge quindi un sospetto leggendo certe “veline” a comando: non si tratterà dell’ennesimo assist lanciato alla cordata di azionisti che dal 2015 cercano disperatamente di giustificare l’esistenza — e i tanti soldi pubblici, parliamo di oltre 75 milioni di euro che l’aeroporto ha già inghiottito — evocando un fantomatico polo cargo mai nato come l’ultima mossa disperata per sottrarre lo scalo dall’irrilevanza operativa che lo affligge da oltre tre decenni?
Una domanda al sindaco di Parma
Si presenta così l’occasione perché il sindaco Michele Guerra chiarisca una volta per tutte la posizione della sua Giunta sul cargo a Parma. Progetto che non è mai stato ritirato, a cui il 9 ottobre 2023 il Consiglio comunale ha docilmente dato il via libera, e per il quale Sogeap ha recentemente presentato istanza di proroga della Valutazione di Impatto Ambientale.
La domanda è rivolta direttamente al Sindaco: qual è la posizione ufficiale, formale e definitiva del Comune di Parma rispetto alle uscite dei “colleghi” di partito bolognesi?
L’amministrazione comunale intende avallare questa visione che trasforma Parma nella discarica acustica e logistica dell’aeroporto di Bologna — senza che vi sia una singola infrastruttura pronta a renderlo possibile — o intende prendere finalmente atto dell’insostenibilità economica e gestionale del “Giuseppe Verdi” e dichiaralo ufficialmente?
I cittadini di Parma attendono una risposta chiara, possibilmente priva delle consuete circonlocuzioni elettorali del Sindaco.

